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Aprile 3, 2026

Internazionalizzazione PMI in Giappone: la missione di Feim a Tokyo

Feim esplora nuove opportunità di internazionalizzazione per le PMI italiane nel mercato giapponese.

Feim in Giappone: diplomazia e opportunità per le PMI italiane

Nella cornice dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo si è svolto un incontro chiave per l’internazionalizzazione delle PMI italiane.
Questa mattina abbiamo incontrato l’Ambasciatore italiano in Giappone e le principali istituzioni che ogni giorno lavorano per rafforzare le relazioni tra i nostri Paesi:

  • Andrea Gerali, referente della Banca d’Italia a Tokyo
  • Andrea Desogus, Ufficio Affari Economici e Commerciali
  • Edith Petrucci, referente ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Un momento prezioso per comprendere davvero la complessità – e le straordinarie potenzialità – del mercato giapponese, mettendo in sinergia diplomazia, dati economici e prospettive concrete per le imprese italiane.

Diplomazia e business: l’incontro a Tokyo

L’incontro con l’Ambasciatore – un momento dall’alto valore simbolico e operativo – si è svolto in modo narrativo ma concreto, alternando storie di successo a informazioni pratiche. Marina Tristani ha condiviso la missione di Feim: supportare le PMI nel tradurre strategie di espansione in risultati tangibili, portando l’esperienza sul campo delle imprese italiane pronte a crescere all’estero. Dal canto loro, l’Ambasciatore e i funzionari ICE hanno illustrato il contesto giapponese attuale: un mercato sofisticato ma ricco di spazi per il Made in Italy, se affrontato con metodo e preparazione. Si è riflettuto sul potenziale strategico della cooperazione tra istituzioni diplomatiche e imprese italiane in Giappone, evidenziando come l’unione di forze – dalla Farnesina alle Camere di Commercio, fino ai partner locali – possa creare un ecosistema favorevole all’export e agli investimenti. 

Accanto all’intervento dell’Ambasciatore, è stato fondamentale il contributo di Marco Astuti, referente scientifico della missione per I-AER, che ha aiutato a leggere i numeri del mercato giapponese in chiave strategica. Grazie al suo supporto e agli approfondimenti culturali offerti dalle guide e dalle istituzioni presenti, abbiamo potuto osservare il Giappone con più voci e più prospettive: economica, geopolitica e culturale.

Non sono mancati cenni al valore culturale dell’incontro: la Residenza dell’Ambasciata, con la sua architettura italo-giapponese degli anni ’60, ha fornito una cornice ideale per discutere di come unire due mondi. Nell’elegante sala affacciata sul giardino, l’ambiente stesso raccontava l’integrazione fra estetica italiana e sensibilità giapponese – un richiamo tangibile all’importanza di conoscere la cultura locale mentre si fanno affari. Diplomazia economica e visione imprenditoriale si sono incontrate, gettando le basi per nuove collaborazioni a beneficio delle PMI. Come evidenziato durante il colloquio, costruire relazioni di fiducia con interlocutori giapponesi è un passo cruciale: il dialogo istituzionale avviato a Tokyo rafforza proprio questo ponte, creando opportunità condivise.

Opportunità per le PMI italiane: sei settori chiave

Una parte centrale della missione ha riguardato l’analisi concreta delle opportunità settoriali emerse durante gli incontri. Dall’agroalimentare all’automotive, passando per moda, farmaceutico, energia e turismo, il mercato giapponese offre spazi di crescita mirati per le imprese italiane

Prima di entrare nel dettaglio dei singoli comparti, dal confronto sono emersi tre elementi trasversali:
– M&A strategici, in un contesto caratterizzato da molte imprese solide ma con importanti problemi successori;
– acquisizioni vantaggiose, con numerose aziende quotate che presentano PBR < 1, ovvero un valore di Borsa inferiore al valore reale degli asset;
– costo del lavoro competitivo a fronte di una forza professionale altamente qualificata.

In altre parole, il Giappone si conferma un mercato maturo, stabile e tecnologicamente avanzato, dove esistono spazi reali per chi sa proporsi con competenze chiare, posizionamento definito e progetti di partnership di medio-lungo periodo.

Ecco i punti salienti emersi per ciascun settore:

Agroalimentare

Il Giappone nutre una vera passione per l’enogastronomia italiana. I prodotti food & beverage made in Italy godono di un’ottima reputazione e domanda in crescita. In particolare il vino: l’Italia è già il secondo fornitore di vini in Giappone (quota 12%), a valore, subito dietro alla Francia. L’Accordo di Partenariato Economico UE-Giappone (EPA), in vigore dal 2019, ha ridotto dazi e barriere favorendo un boom di prodotti italiani sulla tavola giapponese. Migliaia di ristoranti italiani nel Paese assorbono circa il 70% dell’export agroalimentare italiano verso il Giappone, segno di un amore consolidato per la nostra cucina. Rimangono però ampi margini di crescita nella grande distribuzione organizzata, dove la presenza dei prodotti italiani è ancora marginale.
Opportunità concreta: ampliare la gamma di prodotti tipici (anche di nicchia) esportati, puntando su qualità, tracciabilità e storytelling territoriale. Servono investimenti mirati in marketing e formazione del consumatore, soprattutto per contrastare la concorrenza agguerrita di Paesi come Spagna e Cile che negli ultimi anni hanno aumentato le esportazioni alimentari in Giappone. Le nostre PMI agroalimentari possono fare leva sull’autenticità regionale e sulle tradizioni artigianali – aspetti molto apprezzati dai giapponesi – per introdurre nuovi marchi e specialità locali nel mercato.

Moda e Lusso

Il settore moda italiano continua a esercitare un fascino potente in Giappone. Nonostante una generale attenzione dei consumatori verso prodotti più accessibili negli ultimi anni, l’alta moda italiana ha mantenuto il suo prestigio grazie alla forza dei brand e all’inimitabile qualità artigianale. La domanda per i prodotti fashion Made in Italy rimane sostenuta e il Giappone rappresenta ancora una delle maggiori fette del mercato mondiale del lusso. Una notizia incoraggiante emersa a Tokyo è che l’industria della moda nipponica – distribuzione e retail inclusi – sta attraversando una fase di ristrutturazione. Il sistema distributivo giapponese tradizionalmente complesso si sta evolvendo verso modelli più snelli e flessibili, il che potrà avvantaggiare le aziende italiane riducendo alcuni handicap competitivi. In pratica, canali di vendita più agili e digitalizzati significano minori barriere d’ingresso per nuovi brand stranieri.
Opportunità concreta: le PMI della moda possono sfruttare questa transizione per ritagliarsi spazi, puntando su collezioni di nicchia, collaborazioni con concept store locali e vendite online. Fondamentale resta enfatizzare gli aspetti qualitativi e di unicità dei nostri prodotti – elementi che per il consumatore giapponese fanno la differenza e giustificano investimenti nel lusso autentico. Nuove formule promozionali (es. eventi esperienziali, sfilate itineranti, pop-up store) potranno aiutare a raccontare in modo innovativo il sistema moda italiano e le sue eccellenze al pubblico giapponese.

Farmaceutico e Biomedicale

Il Giappone vanta la popolazione più longeva al mondo e sta affrontando un rapido invecchiamento demografico. Si prevede che entro il 2050 oltre un terzo dei giapponesi avrà più di 65 anni. Questo trend, unito a un sistema sanitario in espansione, sta generando una forte domanda di farmaci, dispositivi medici e soluzioni healthcare. Il mercato farmaceutico giapponese – già uno dei maggiori globalmente – offre quindi margini di crescita interessanti per l’export italiano di medicinali e prodotti medicali per diversi anni a venire. Le nostre imprese del settore, spesso PMI altamente specializzate in prodotti di nicchia o principi attivi, possono trovare spazio soprattutto in ambiti ad alto valore aggiunto: farmaci innovativi, biotech, nutraceutica, apparecchi biomedicali e tecnologie per la cura degli anziani.
Opportunità concreta: partecipare a fiere di settore in Giappone (come CPhI Japan citata durante l’incontro) per ampliare il network di controparti locali, stringere partnership con distributori o aziende giapponesi interessate a know-how specifici (es. terapie avanzate, medical device) e offrire prodotti capaci di rispondere alle esigenze di una società che cerca qualità della vita per la terza età. Naturalmente, sarà essenziale navigare la rigida regolamentazione giapponese in campo farmaceutico: presentarsi con certificazioni in ordine e magari con trial clinici già riconosciuti internazionalmente può accelerare l’accesso al mercato.

Automotive e Mobilità

L’automotive è un settore simbolo sia per il Giappone che per l’Italia, seppur con caratteristiche differenti. Da un lato il Giappone è sede di colossi mondiali dell’auto e sta investendo massicciamente su veicoli elettrici, guida autonoma e nuove mobilità. Dall’altro l’Italia è rinomata per design automobilistico, auto sportive e componentistica di alta gamma. Proprio su questi aspetti si sono identificate opportunità di collaborazione industriale. Ad esempio, regioni italiane come il Piemonte (con una forte tradizione automotive) stanno attivando gemellaggi con distretti giapponesi come Nagoya, che presenta filiere d’eccellenza analoghe in ambito automotive e aerospazio. Questo apre la strada a scambi di tecnologie e co-sviluppo: le PMI italiane fornitrici di componenti specializzate, sistemi di automazione, materiali avanzati o servizi di ingegneria possono proporsi come partner agili per i grandi player giapponesi. Inoltre, con la progressiva eliminazione dei dazi sulle auto importate (grazie all’EPA UE-Giappone), i veicoli europei – incluse le auto di nicchia italiane – diventano più competitivi sul mercato locale.
Opportunità concreta: per le PMI italiane significa esplorare nicchie come quella dei veicoli di lusso (il mercato giapponese è uno dei principali per supercar e moto di alta gamma) e dei componenti per EV (Electric Vehicle) e smart mobility. Ad esempio, fornire know-how su design e stile Made in Italy per linee speciali di auto, oppure proporre soluzioni hi-tech per migliorare l’efficienza dei veicoli elettrici. Importante sarà anche guardare al post-vendita: l’attenzione giapponese per l’assistenza e i ricambi di qualità può favorire aziende italiane con prodotti affidabili e innovativi in questo ambito.

Energia e Sostenibilità

In un mondo post-Fukushima, il Giappone sta ripensando radicalmente il proprio mix energetico, puntando a incrementare il peso delle fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, geotermia) fino al 36-38% del totale entro il 2030. Questa transizione verde è terreno fertile di cooperazione con l’Italia, paese che negli anni ha sviluppato competenze d’eccellenza nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica. Durante la missione è emerso come le prospettive di collaborazione nel settore energetico siano davvero interessanti: il Giappone dispone di tecnologie avanzate e know-how (si pensi ai progetti di smart cities verdi avviati da aziende come Hitachi o Mitsubishi) e potrebbe diventare un partner di rilievo per l’Italia in progetti internazionali congiunti. Al contempo, le soluzioni italiane – ad esempio nel campo delle smart grid, accumulo energetico, sistemi di gestione dell’energia – suscitano l’interesse giapponese per migliorare l’efficienza e il controllo delle reti elettriche locali.
Opportunità concreta: joint-venture e accordi di ricerca tra PMI innovative italiane (cleantech, green building, energie alternative) e controparti giapponesi, per sviluppare insieme nuove tecnologie sostenibili. Dal solare innovativo alla mobilità elettrica, passando per l’idrogeno verde (settore su cui Giappone è all’avanguardia), c’è spazio per portare il know-how italiano sui mercati asiatici. Anche gli investimenti giapponesi in Europa nel comparto green sono in crescita – attirare capitali nipponici su progetti in Italia (parchi fotovoltaici, impianti eolici, smart grid locali) può essere una strategia win-win, facilitata dal lavoro delle istituzioni.

Turismo e Cultura

Il turismo riveste un ruolo particolare nelle relazioni Italia-Giappone, perché coinvolge scambi non solo economici, ma anche culturali. Da un lato, l’Italia continua a essere una meta da sogno per i viaggiatori giapponesi: nel 2023, con la graduale ripresa post-pandemia, i flussi turistici dal Giappone verso l’Italia sono tornati a crescere e promettono di aumentare ulteriormente. I visitatori giapponesi amano l’arte, la storia e l’enogastronomia italiana – Roma, Venezia, Firenze e Milano restano tappe obbligate, ma si registra interesse anche verso destinazioni emergenti come il Sud Italia (Sicilia, Napoli, Costiera Amalfitana). Il turismo giapponese verso l’Italia ha ancora ampi margini di crescita, soprattutto se verrà rafforzata la promozione dei nostri siti UNESCO e di itinerari esperienziali fuori dai circuiti classici. Dall’altro lato, cresce anche il numero di italiani attratti dal Giappone come destinazione turistica, complici eventi internazionali (come Expo 2025 ad Osaka) e il fascino della cultura nipponica.
Opportunità concreta: le PMI italiane nel settore turistico (tour operator, agenzie di viaggio, strutture ricettive, guide turistiche) possono sviluppare offerte su misura per la clientela giapponese, attenta ai dettagli e alla qualità del servizio. Ad esempio, pacchetti premium che includano esperienze uniche – degustazioni private, percorsi nella natura, shopping tour – per viaggiatori giapponesi dal profilo alto-spendente, sempre più alla ricerca di mete nuove e autentiche. Importante è anche la comunicazione: investire in marketing digitale in lingua giapponese, collaborare con influencer o partner locali (come i grandi tour operator giapponesi) e partecipare a fiere turistiche in Asia. Sul fronte opposto, l’Italia potrà attirare più turisti dal Sol Levante lavorando con compagnie aeree (es. i voli diretti da Tokyo a Milano recentemente riattivati) e promuovendo gemellaggi culturali – come quello discusso durante la missione tra il Piemonte e la regione di Kobe sul tema delle tradizioni culinarie di carne. In sintesi, il turismo incrociato Italia-Giappone è un volano di crescita: con strategie mirate, può tradursi in nuove opportunità di fatturato per tante imprese locali e nel rafforzamento dei legami culturali tra i due Paesi.

Prepararsi al mercato giapponese: struttura e strategia prima di tutto

Un messaggio chiave che Marina Tristani ha riportato dalla missione è limportanza di essere strutturati e preparati per affrontare il mercato giapponese. Questo punto non può essere enfatizzato abbastanza: il Giappone offre sì enormi possibilità, ma è un contesto altamente esigente, competitivo e sofisticato. Andare in Giappone senza un’adeguata preparazione equivale a navigare a vista in acque complesse. Al contrario, presentarsi con strategie solide, conoscenza culturale e organizzazione interna può fare la differenza tra successo e fallimento.

Entrando nel concreto, cosa significa per una PMI “essere strutturata” sul mercato giapponese? Significa innanzitutto conoscere le regole del gioco: normative locali, standard di qualità, certificazioni richieste. Ad esempio, un prodotto alimentare italiano dovrà rispettare rigorosi requisiti sanitari e di etichettatura per essere importato; un macchinario dovrà essere accompagnato da documentazione tecnica in giapponese e magari adattato a standard industriali locali. La preparazione include poi l’adattamento culturale e linguistico: il materiale di marketing, i cataloghi, perfino i biglietti da visita dovrebbero essere tradotti e localizzati con cura. Comprendere le sfumature del business etiquette giapponese – dalle formule di cortesia nello scambio dei biglietti da visita (meishi) all’importanza di rispettare gerarchie e tempistiche – è fondamentale per costruire credibilità.

“Strutturarsi” vuol dire anche avere un piano strategico di ingresso: identificare il giusto partner o distributore locale, definire la segmentazione del mercato (Tokyo da sola non rappresenta tutto il Giappone; ci sono mercati regionali con proprie peculiarità), pianificare investimenti di medio-lungo termine. La pazienza e la costanza sono virtù imprescindibili: spesso servono mesi, se non anni, per instaurare relazioni di fiducia con partner giapponesi, ma una volta avviate, queste relazioni tendono a essere durature e profittevoli. Feim enfatizza proprio questo approccio: ogni progetto di internazionalizzazione deve partire da una solida base di analisi e organizzazione interna, assicurando che l’azienda sia pronta a sostenere l’impegno internazionale. Dall’adeguamento della capacità produttiva (per poter evadere ordini consistenti e continuativi) alla formazione del personale sulle differenze di fuso orario e comunicazione, nulla va lasciato al caso.

Durante l’incontro a Tokyo, è stato evidenziato come le imprese italiane che riescono meglio in Giappone siano proprio quelle che non improvvisano. Ad esempio, un’azienda del settore moda che ha successo è quella che studia con anticipo le tendenze locali, si affida magari a un consulente giapponese per capire i gusti dei consumatori e investe in uno showroom a Tokyo per farsi conoscere. Oppure un produttore di macchinari industriali che prima di vendere ha già predisposto un servizio post-vendita in lingua giapponese, sapendo quanto la clientela locale apprezzi l’assistenza tempestiva. In sintesi, essere preparati significa ridurre al minimo gli imprevisti: il mercato giapponese premia la qualità, l’affidabilità e la serietà – tutte aree in cui possiamo eccellere, a patto di metterci la giusta cura.

Il ruolo delle istituzioni italiane e giapponesi nell’accompagnare le imprese

Una forte conclusione emersa dalla missione è che nessuna PMI è un’isola quando si parla di espansione internazionale: il percorso è reso molto più efficace se ci si appoggia alla rete di istituzioni e stakeholder di supporto, sia italiani che giapponesi. Feim, in linea con la sua filosofia, valorizza appieno il ruolo di questi “angeli custodi” dell’internazionalizzazione.

Sul fronte italiano, l’Ambasciata d’Italia a Tokyo e l’ICE Agenzia rappresentano punti di riferimento essenziali. L’Ambasciatore Benedetti ha dimostrato grande disponibilità nel rafforzare le sinergie tra professioni e diplomazia economica, segno che la nostra rete diplomatica è attiva e pronta ad ascoltare le esigenze del business. L’Ambasciata non è solo un ente protocollare: in concreto può facilitare contatti con autorità locali, offrire consulenza su normative, e talvolta sbloccare situazioni complesse (come il superamento di barriere non tariffarie) grazie al dialogo istituzionale. ICE, dal canto suo, fornisce supporto operativo prezioso: dagli studi di mercato settoriali, all’organizzazione di eventi B2B, fino all’assistenza personalizzata tramite i suoi uffici in Giappone. Ad esempio, se una PMI vuole trovare importatori per i propri prodotti agroalimentari, ICE Tokyo può mettere a disposizione elenchi qualificati, organizzare incontri e offrire visibilità nelle fiere specializzate.

Non vanno dimenticate le Camere di Commercio Italiane all’Estero, e in particolare la Camera di Commercio Italiana in Giappone (ICCJ), attivissima nel creare ponti tra le comunità d’affari dei due Paesi. Attraverso seminari, matchmaking, e servizi dedicati (come la ricerca di partner o personale locale), la Camera fornisce un ulteriore canale di sostegno alle imprese che approdano a Tokyo. Durante la missione, ad esempio, Marina Tristani ha avuto modo di confrontarsi con alcuni membri della business community italiana in Giappone: queste reti informali, fatte di imprenditori e professionisti italiani già presenti sul territorio, sono una miniera di consigli pratici e “dritte” su come muoversi.

Dal lato giapponese, esistono istituzioni pronte ad accompagnare investitori e partner stranieri. JETRO (Japan External Trade Organization) è l’agenzia governativa giapponese per la promozione degli scambi e investimenti: ha uffici anche in Italia e offre informazioni e supporto a chi vuole entrare sul mercato nipponico. Non solo: a livello locale, molte Prefetture giapponesi e organizzazioni di categoria sono aperte a collaborazioni con l’Italia. Ne è esempio l’accordo recente tra la Lombardia e la Prefettura di Osaka per promuovere collaborazioni in tecnologia e grandi eventi. Ciò dimostra che c’è interesse reciproco: il Giappone stesso sta cercando partner italiani con cui innovare e creare valore condiviso. Le nostre PMI possono quindi contare su un terreno istituzionale favorevole, dove italiani e giapponesi lavorano fianco a fianco per facilitare il business.

In definitiva, la partnership pubblico-privato è la chiave. Incontrando l’Ambasciatore a Tokyo, Feim ha toccato con mano quanto sia importante avere le istituzioni al proprio fianco: apre porte che da soli sarebbe difficile anche bussare. Questo network di supporto riduce rischi e incertezze, e permette all’imprenditore di concentrarsi su ciò che sa fare meglio – innovare, produrre, vendere – sapendo di avere alle spalle una squadra pronta ad assisterlo nelle sfide estere.

Conclusioni: l’approccio Feim – cultura, strategia e concretezza

La missione in Giappone ha confermato e rafforzato la convinzione alla base del metodo Feim: per avere successo sui mercati esteri servono cultura, strategia e concretezza. Queste tre parole, che definiscono il nostro approccio, si sono rivelate un filo conduttore costante durante tutta la visita in terra nipponica.

Cultura

Capire il contesto locale, rispettarne usi e costumi, apprendere dalla sua storia. Ogni incontro – dall’Ambasciata alle aziende giapponesi visitate – ha messo in luce quanto la conoscenza culturale sia un asset strategico. Parliamo di cultura non solo in senso antropologico, ma anche cultura di mercato: capire le preferenze dei consumatori giapponesi, le logiche di business, i valori su cui si basano le relazioni commerciali. Feim crede fermamente che prima di vendere un prodotto sia fondamentale ascoltare e imparare. In Giappone questo significa, ad esempio, apprezzare il concetto di qualità totale, l’attenzione maniacale al dettaglio, la ricerca dell’eccellenza nel servizio. Tornando da Tokyo, portiamo con noi non solo contatti e dati, ma anche un arricchimento culturale che farà da bussola nelle prossime strategie.

Strategia

Nulla in Giappone si improvvisa, lo abbiamo ribadito. Occorre una visione chiara, obiettivi definiti e un piano d’azione ben strutturato. L’incontro con l’ICE e le istituzioni ce lo ha ricordato con forza: l’export premia chi fa i compiti a casa. Feim, come partner delle PMI, focalizza proprio questo aspetto – costruire strategie di ingresso su misura, che tengano conto delle opportunità ma anche delle sfide (concorrenza locale, barriere tecniche, adattamenti di prodotto). In Giappone vince chi sa differenziarsi, posizionandosi magari su segmenti di mercato ben precisi e costruendo pian piano la propria reputazione. La nostra trasferta ha prodotto un piano di follow-up: sappiamo su quali settori puntare, quali alleanze stringere e quali step affrontare mese dopo mese per portare i primi risultati tangibili ai nostri clienti interessati al Sol Levante.

Concretezza

Ultimo, ma non per importanza, l’orientamento ai risultati. Un viaggio come questo non è turismo d’affari, ma un investimento orientato all’azione. Ogni meeting a Tokyo è stato seguito da to-do list operative: dalle richieste di informazioni di mercato inviate all’ufficio ICE, ai contatti con potenziali partner giapponesi da coltivare con follow-up dedicati. Feim traduce le idee in azioni concrete. Cultura e strategia, infatti, servono a poco senza un’esecuzione rigorosa. Durante l’incontro istituzionale, si è parlato per esempio di una possibile missione incoming di buyer giapponesi in Italia nei prossimi mesi: un’opportunità concreta che Feim si impegna già da ora a facilitare, mettendo in collegamento imprese italiane pronte ad accoglierli e mostrare dal vivo le proprie eccellenze. “Dal dire al fare” è un motto che ci accompagna: questa esperienza giapponese ne è l’ennesima conferma.

 

In conclusione, la missione in Giappone di Marina Tristani rappresenta un tassello importante del percorso di Feim nel supportare l’internazionalizzazione delle PMI. Abbiamo trovato un Paese affascinante e complesso, ricco di opportunità che però si rivelano solo a chi è disposto a impegnarsi con metodo e passione. Grazie alla collaborazione con le istituzioni italiane e giapponesi, e facendo tesoro di quanto appreso sul campo, Feim è più che mai pronta a guidare le imprese italiane verso nuove frontiere di crescita. Perché, come amiamo ripetere, “ogni visione strategica deve tradursi in risultati concreti”. E con cultura, strategia e concretezza, anche le sfide più ambiziose – come conquistare il mercato giapponese – possono trasformarsi in storie di successo per le nostre PMI

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